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Principi Fondativi della IT Security

La sicurezza informatica ha una base concettuale sorprendentemente stabile. Cambiano le tecnologie, ma i principi fondativi sono rimasti quasi identici da decenni. Il punto di partenza classico è la triade CIA: Confidentiality, Integrity, Availability. È il modello più semplice per definire cosa significhi davvero “proteggere” un sistema.

Confidentiality significa che l’informazione è accessibile solo a chi è autorizzato. Il meccanismo tecnico principale è il controllo dell’accesso: identità, autenticazione, autorizzazione e cifratura. Quando cifri un database o limiti l’accesso tramite IAM stai difendendo la confidenzialità.

Integrity significa che i dati non vengono alterati in modo non autorizzato. Qui entrano in gioco firme digitali, hash crittografici, controllo delle modifiche, versioning e logging. Se qualcuno modifica un record senza autorizzazione, il sistema deve accorgersene o impedirlo.

Availability significa che sistemi e dati devono essere disponibili quando servono. Questo riguarda resilienza, ridondanza, disaster recovery, protezione da DDoS, capacity planning. Un sistema perfettamente sicuro ma sempre offline è inutile.

Su questa base si innesta il modello operativo AAA: Authentication, Authorization, Accounting.

Authentication risponde alla domanda “chi sei?”. Tecnologicamente significa password, MFA, certificati, biometria, federazione di identità.

Authorization risponde alla domanda “cosa puoi fare?”. Qui entrano RBAC (role-based access control), ABAC (attribute-based), policy engine e gestione dei privilegi.

Accounting significa “cosa hai fatto?”. È la registrazione delle attività: audit log, tracciamento delle sessioni, telemetria di sicurezza. Senza accounting non esiste responsabilità né investigazione.

Se si combinano CIA e AAA emerge una struttura interessante:

  • Confidentiality dipende soprattutto da Authentication e Authorization
  • Integrity dipende da Authorization e Accounting
  • Availability dipende da resilienza infrastrutturale e monitoraggio operativo

Questo schema è ancora la spina dorsale di quasi tutte le architetture moderne.

Nel panorama attuale del settore, però, la sicurezza si è evoluta in alcune direzioni chiave.

La prima è Identity-centric security. Il perimetro di rete è scomparso con cloud, SaaS e lavoro remoto. L’identità diventa il nuovo perimetro. Per questo IAM, PAM e identity governance sono oggi componenti centrali delle architetture di sicurezza.

La seconda è Zero Trust. Il principio è semplice ma radicale: nessun utente o sistema è considerato affidabile a priori. Ogni accesso viene continuamente verificato in base a identità, dispositivo, contesto e comportamento.

La terza è telemetria e rilevazione delle minacce. Non basta prevenire gli attacchi. Si assume che una compromissione prima o poi avverrà. Per questo SIEM, XDR, UEBA e SOC monitorano costantemente i segnali di sicurezza.

La quarta è automazione e resilienza operativa. Gli ambienti IT sono troppo complessi per essere gestiti manualmente. SOAR, policy automation e security orchestration diventano necessari per reagire rapidamente agli incidenti.

Se si guarda l’architettura complessiva oggi, la sicurezza si può riassumere in cinque grandi pilastri operativi:

identità, dispositivi, rete, applicazioni, dati.

Curiosamente torniamo sempre allo stesso nucleo concettuale. Tutte le architetture moderne — dal NIST Zero Trust alle piattaforme cloud security — non fanno altro che espandere e raffinare le idee originali della CIA triad e del modello AAA.

Ad ogni modo, negli ultimi anni il modello è stato esteso. Una delle evoluzioni più usate negli ambienti architetturali moderni è CIA(NA-SP). La logica è semplice: mantenere la triade originaria ma aggiungere proprietà che riflettano meglio la realtà dei sistemi digitali contemporanei.

Il primo elemento aggiuntivo è Non-repudiation.
Significa che un soggetto non può negare di aver compiuto un’azione. È una proprietà fondamentale nei sistemi distribuiti e nei processi legali digitali. Le tecnologie chiave sono:

  • firme digitali
  • timestamping
  • log firmati
  • certificati PKI

Il secondo è Authenticity.
Autenticità significa che l’origine di dati, identità o software può essere verificata. Non è esattamente la stessa cosa dell’autenticazione dell’utente. Riguarda la provenienza dell’oggetto digitale: software firmato, firmware autenticato, supply chain software verificata.

Il terzo è Safety.
Safety è un concetto preso dall’ingegneria dei sistemi critici. Non riguarda solo attacchi informatici, ma il fatto che il sistema non produca danni anche se qualcosa va storto. In ambienti industriali, automotive o medicali questa proprietà è fondamentale. Significa progettare sistemi che falliscono in modo controllato.

Infine arrivano due proprietà molto moderne: Privacy e Security observability / provenance (SP).

Privacy è diventata una dimensione autonoma con normative come GDPR. Non basta proteggere i dati: bisogna gestirli secondo principi di minimizzazione, finalità e controllo dell’utente.

Provenance / observability riguarda la capacità di tracciare l’origine e il percorso dei dati e delle azioni. In un mondo di microservizi, supply chain software e AI pipeline, sapere da dove proviene qualcosa è diventato essenziale.

Se si guarda la struttura CIANA-SP nel suo insieme, emerge qualcosa di interessante: il modello si sposta dalla semplice protezione del dato verso la fiducia nei sistemi digitali.

In pratica:

  • CIA protegge il dato
  • CIANA-SP protegge l’ecosistema che genera e usa il dato

Questo cambiamento riflette tre trasformazioni profonde del settore.

La prima è la scomparsa del perimetro di rete. Con cloud e SaaS non esiste più un confine fisico. La sicurezza si sposta su identità, contesto e telemetria.

La seconda è la supply chain digitale. Oggi gran parte del software proviene da dipendenze esterne. L’autenticità e la provenienza del codice diventano cruciali.

La terza è la resilienza sistemica. Non si assume più che gli attacchi possano essere completamente prevenuti. Si progettano sistemi che continuano a funzionare anche sotto attacco.

Ora entra in gioco un’altra dimensione: il post-quantum computing.

Molti sistemi di sicurezza moderni si basano su crittografia asimmetrica: RSA, ECC, Diffie-Hellman. Questi algoritmi si basano su problemi matematici difficili per i computer classici, ma vulnerabili a un computer quantistico sufficientemente potente tramite l’algoritmo di Shor.

Questo impatta direttamente diversi elementi della CIANA-SP.

Confidentiality verrebbe compromessa se i sistemi di cifratura attuali diventassero decrittabili.

Integrity e Non-repudiation dipendono da firme digitali che potrebbero essere falsificate.

Authenticity dipende da PKI e certificati che usano le stesse primitive crittografiche.

Per questo il settore sta già lavorando sulla Post-Quantum Cryptography (PQC). Gli algoritmi candidati selezionati dal NIST — come Kyber e Dilithium — si basano su problemi matematici diversi, ad esempio i reticoli (lattice problems), che sono considerati resistenti agli attacchi quantistici.

Ma l’impatto non è solo crittografico. L’arrivo del quantum cambia anche il modo di pensare alla sicurezza architetturale.

Emergono nuovi modelli da considerare:

Il primo è crypto-agility.
I sistemi devono poter cambiare algoritmo crittografico rapidamente. Non si progetta più una PKI statica per vent’anni; si progettano architetture in grado di evolvere.

Il secondo è data longevity security.
Un attaccante può oggi registrare traffico cifrato e decifrarlo in futuro quando i computer quantistici saranno disponibili. Questo è il famoso problema harvest now, decrypt later. Per i dati sensibili a lungo termine bisogna già usare protezioni resistenti al quantum.

Il terzo è verifiable computing e trusted execution.
Con sistemi sempre più distribuiti cresce l’importanza di ambienti di esecuzione verificabili: TEE, confidential computing, attestazione hardware. Inoltre, in futuro quando i computer quantistici saranno disponibili sorgerà il problema Trust Now, Forge Later (TNFL) dove un attaccante potrà fasificare l’autenticità del dato.

Il quarto è identity resilience.
Se la crittografia delle identità viene compromessa, tutto il modello Zero Trust crolla. Per questo le architetture IAM devono diventare quantum-ready.

Guardando il quadro generale si vede un filo logico molto affascinante.

Negli anni ’70 la sicurezza informatica nasce per proteggere computer isolati.
Negli anni ’90 protegge reti e sistemi distribuiti.
Oggi protegge ecosistemi digitali globali.
Domani dovrà proteggere ecosistemi dove la capacità di calcolo stessa cambia paradigma.

La CIA triad non è quindi superata. È come la meccanica newtoniana: semplice, ma ancora utile. I modelli come CIANA-SP sono l’equivalente della relatività e della meccanica quantistica della sicurezza: servono quando il sistema diventa molto più grande, molto più interconnesso e molto più potente.

SSH tunneling/SOCKS

Ciao,

capita alle volte che sia necessario fare un accesso ad un software (es. RDP) da una rete dove non sia disponibile l’apertura di rete alla porta necessaria.

Un modo veloce per risolvere è quello di usare in socks o un tunneling usando una porta che sia disponibile.

A seguito un esempio di server SOCKS usando ssh:

ssh -D 1080 user@<IP Address or Domain of your Server>

Al prompt, definite la password per l’utente indicato e ..fino a quando la finestra resta aperta, avremo disponibile un server SOCKS operativo su localhost:1080.

Se invece volessimo fare un tunneling su una sola porta, basterà usare sempre ssh nel seguente modo:

ssh -L [localhost:]3389:remote.desktop.host:3389 ssh.server.reacheable

fino a quando la finestra resterà aperta, basterà fare un RDP su localhost per essere mandati via tunneling ssh verso ssh.server.reacheable per poi finire su remote.desktop.host

Ulteriori switch che potrebbero essere utili:

-C: compress data in the tunnel, save bandwidth
-q: quiet mode, don’t output anything locally
-N: do not execute remote commands, useful for just forwarding ports
-f: to fork it to a background command

DoD 8570 compliance

Ogni tanto, nelle varie offerte di lavoro, si vede fra i requisiti la richiesta “8570 compliance”.

Non si tratta di una certificazione in sè, ma si tratta di aver raggiunt un set minimo di certificazioni particolari.

8570-cert

Verificate se avete tali certificazioni e nel caso, potrete aggiungere al vostro curriculum il blasone “DoD 8570 compliance“.

CISSP – Certified Information Systems Security Professional

Ciao,

sicuramente fra le varie certificzioni di sicurezza, quella più ambita ed apprezzata internazionalmente è la CISSP.

E’ una certificazione molto ricercata che copre in modo approfondito e vasto il mondo dell’IT security. E’ difficile da ottenere in quanto richiede una esperienza comprovata di 5 anni in almeno 2 dei 10 domini che la certificazione copre.

Ad ogni modo … se volete prepararvi a sostenerla … vi consiglio il seguente sito  OPEN SECURITY TRAINING.

Buono studio!

Figure professionali nell’IT Security

Figure professionali nell’IT Security

Molte volte nell’IT Security si vede un proliferare di acronimi più o meno fantasiosi che lasciano interdetti sul reale livello di conoscenza e ruolo. Ho voluto allora riassumere quelli principalmente riconosciuti a livello internazionale in ordine di importanza

CISO (CHIEF INFORMATION SECURITY OFFICER)
E’ la persona che ha in carico di TUTTI gli aspetti della sicurezza di una azienda(Operativi, Normativi, Legali, ecc..). E’ una figura manageriale di alto livello. Normalmente è molto focalizzata operativamente sulla gestione del rischio e delle normative. Fà riferimento al CEO. E’ punto di riferimento per  l’Information Security and Information Assurance, Information Regulatory Compliance, Information Risk Management, Supply Chain Risk Management, ecc..

IT SECURITY DIRECTOR
E’ la persona che si occupa di scegliere e gestire le tecnologie di sicurezza e far rispettare le Policy/Normative aziendali. E’ una figura manageriale intermedia che normalmente si occupa prevelentemente degli aspetti più operativi che normativi, legali. Può avere anche la funzione di Program Manager. Fà riferimento al CISO.  E’ punto di riferimento per l’Information Technology Controls, Information Privacy, IT Investigations, Digital Forensics, and eDiscovery, Disaster Recovery and Business Continuity Management, R&D, ecc..

IT SECURITY MANAGER
E’ la persona che si occupa di gestire progetti, gruppi e prodotti che coinvolgano aspetti di sicurezza. Può avere anche la funzione di Project Manager. E’ la figura di riferimento operativa tecnologica nell’ambito della sicurezza. Fà riferimento all’IT DIRECTOR. E’ punto di riferimento per l’Identity and Access Management, Computer Emergency Response Team, Information Security Operations Center, ecc…

IT SECURITY ARCHITECT
E’ una figura intermedia, in quanto normalmente non ha persone a riporto, e si occupa di progettare le soluzioni di sicurezza. Interagisce con gli IT SECURITY MANAGER, supporta i dipartimenti di MARKETING, SALES e fa da technical writer. Spesso è anche interfaccia aziendale verso le manifestazioni, fiere, incontri, presentazioni. Fà riferimento all’IT DIRECTOR. E’ punto di riferimento per la Security Architecture, Cybersecurity, Public Relations in ambito di Sicurezza.

IT SECURITY OFFICER
E’ una figura operativa che è impiegata negli aspetti pratici organizzativi della sicurezza. Normalmente fa da interfaccia al supporto di 2ndo livello. Si occupa degli audit, dei controlli e della redazione delle documentazioni. Fà riferimento all’ IT SECURITY MANAGER. E’ punto di riferimento per la Registration Authority, Service Administration, Accounting, ecc..

IT SECURITY ENGINEER
E’ una figura operativa che è impiegata negli aspetti pratici operativi della sicurezza. Ha un knowhow verticale in campi specifici come Cryptography, Penentration test, Hacking, Virus, Malware, Cyber Attacks, ecc.. Normalmente si occupa di programmare, installare, realizzare/gestire i software di sicurezza e/o della Network Security. Non ha alcun contatto diretto con il mondo esterno all’azienda. Fà riferimento all’ IT SECURITY MANAGER. E’ punto di riferimento per il System Administration, Network administration, Test Labs, etc …

 

 

 

 

Applicazioni Utili e al Volo

Molte volte ci capita di dover reinstallare il PC o semplicemente trovarci da un’amico e aver bisogno di quel tool che ci fà tanto comodo, ma non abbiamo voglia di scaricarlo ed installarlo.

Il mio consiglio è di usare le applicazioni portabili per avere tutto sempre pronto e a portata di mano.

Qui i siti principali con le applicazioni già pronte all’uso

LiberKey – Has near 300 applications in its catalog. Choose 1 of the 3 suites available: basic, standard, or ultimate, according to your needs.
PortableApps – The most popular portable app suite. PortableApps has over 300 applications in its library and it allows you to customize the look of PortableApps platform.
WinPenPack – Collects most of the popular open source software. You can choose between winPenPack Essential and winPenPack Full, depending on your pendrive capacity.
Lupo PenSuite – Has over 160 portable programs. There are 3 versions available: full, lite, and zero.

 

Se poi la vostra applicazione non è presente ma vi serve assolutamente in formato portabile, potete usare il tool Cameyo per realizzare le vostre.